Come fare una campagna elettorale comunale

Se stai cercando delle indicazioni su come fare una campagna elettorale comunale per riuscire a vincere le elezioni, allora leggi fino in fondo questo articolo.

Qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere? Qual è la carica che vuoi occupare?

  • Consigliere Comunale?
  • Assessore? (parti, comunque, come candidato al consiglio comunale).
  • Sindaco?

A livello di princìpi, il percorso è lo stesso.

Cambia, invece, a livello strategico e per quel che riguarda la libertà di azione in relazione all’importanza della carica che andrai potenzialmente a ricoprire.

Ora vediamo il perché.

Consigliere Comunale e Sindaco: quali livelli di libertà?

Se sei candidato a diventare Consigliere Comunale, chiaro che avrai dei vincoli imposti da chi guida la campagna elettorale comunale: il candidato sindaco e il suo team ristretto, il responsabile della lista ed eventualmente i vertici dei partiti che hanno sottoscritto l’accordo.

Non potrai fare quello che vuoi, non potrai dire quello che vuoi. Dovrai rimanere dentro un certo perimetro.

Certo, nessuno ti tapperà fisicamente la bocca (non dovrebbero mai succedere queste cose), ma è ovvio che non ti potrà essere permesso di mettere a rischio il lavoro di un’intera squadra perché vuoi assumere delle iniziative personali, magari senza averle prima concordate.

Giusto o sbagliato che sia quello che fai o che dici.

Insomma, devi sottostare ad alcune regole ed è bene che tu lo sappia prima di iniziare una nuova avventura politica.

L’eccessivo ribellismo e gli eccessivi distinguo sono poco e mal tollerati.

Non siamo in America, siamo in Italia. Purtroppo o per fortuna.

Se ti stai chiedendo: “Ma non è possibile tirare la corda?”, “Ci sono delle eccezioni?”. Si, ci sono, ma anche in quei casi è opportuno che tu sia perfettamente a tuo agio in quello che fai e che conosca quando è il momento di accelerare e quando è il momento fermarsi.

Non è da tutti, anzi.

Se non hai abbastanza esperienza e sei una persona impulsiva, potresti avere dei grossi problemi.

Motivo per cui, soprattutto se stai muovendo i primi passi, devi procedere con cautela, a meno che al tuo fianco non ci sia qualcuno che sa di cosa parla, che sa come funzionano certi meccanismi e che possa, quindi, trasferirti la sua esperienza.

Sindaco: libertà assoluta o semi-controllata?

Se, invece, sei candidato a diventare Sindaco, hai sicuramente una libertà d’azione molto più ampia.

Il discorso cambia se parliamo di piccoli paesi di poche centinaia o migliaia di abitanti, o di comuni sopra i 15.000, o di grandi città.

Nel primo caso il candidato Sindaco è il dominus incontrastato della situazione, una sorta di Podestà. Anche se è iscritto a un partito, ha sempre carta bianca a livello amministrativo locale (non vuol dire che non segua le linee guida del partito, ma normalmente lo fa per convinzione e non per costrizione).

Nel secondo rimane il protagonista assoluto, ma assume anche il compito di mediatore tra le varie anime che compongono la coalizione o, addirittura, la singola lista.

Nel terzo acquisisce, spesso, una rilevanza che va oltre i confine della città, della provincia e della regione. Si trova, quindi, a giocare una partita che ha dinamiche completamente diverse da quelle dei due casi precedenti.

Come si imposta una campagna elettorale comunale efficace e vincente?

  • Punto primo, considerare il fattore tempo : iniziare a muoversi troppo tardi può essere deleterio. Pensare di attivarsi solo gli ultimi due-tre mesi prima delle elezioni, al giorno d’oggi, è un suicidio politico, nella stragrande maggioranza dei casi. C’è bisogno di molto tempo per analizzare la situazione, fare di te un personaggio e/o una persona affidabile percepita, costruire il messaggio e fissarlo nella mente degli elettori.
  • Punto secondo, hai fatto bene i conti? Quanti voti ti servono per raggiungere l’obiettivo? Considera che devi puntare a prenderne molti di più e non limitarti a fare il compitino. Senza contare che non devi fare affidamento sul numero di persone che ti garantiscono a parole il voto. Ripeto, non farlo, potresti avere delle brutte sorprese a urne chiuse.
  • Punto terzo, in quale contesto ti trovi? Va sempre analizzata la contingenza storico-politica (anche detta “trend”) a livello nazionale e a livello locale. Devi anche capire se e quanto i cambiamenti a livello nazionale possano influenzare quelli locali. Inoltre, devi tener conto del tessuto sociale ed economico del luogo in cui vivi, della mentalità e delle abitudini delle persone. A volte possono cambiare nettamente tra due comuni vicini.
  • Punto quarto, quali target di elettori vuoi “colpire” e che ti garantiscano un bacino potenziale di voti necessario per arrivare da vincitore alla meta? Tieni presente che devi essere tu, a monte, a scegliere a quali fasce di elettori vuoi rivolgerti. Tutti non è una risposta corretta. Non puoi e non devi piacere a tutti.
  • Punto quarto, cosa ti differenzia dai tuoi avversari? Essere migliori è un fatto soggettivo, essere diversi no. Motivo per cui i tuoi sforzi di pianificazione iniziali dovranno andare nella direzione della differenziazione. Devi creare un forte posizionamento politico.
  • Punto quinto, il messaggio principale qual è? Deve essere coerente con il posizionamento politico costruito, perché ne è il risultato davanti agli occhi (e nelle orecchie) degli elettori.
  • Punto sesto, il programma elettorale ha senso? Hai redatto un papiro di mille pagine che nessuno leggerà mai o ti sei concentrato su pochi punti qualificati e tutti legati a doppio filo al tuo posizionamento?
  • Punto settimo, quali canali amplificazione? Devi capire quali canali tradizionali e online sono adatti per veicolare il messaggio al giusto pubblico. In questo modo eviti di perdere tempo e risorse inutilmente.

Faccio campagna via Internet o con mezzi tradizionali?

Voglio rispondere subito a questa domanda.

Prima di farlo, lascia che ti dica una cosa: anche i mezzi tradizionali si sono evoluti con l’ausilio di tecnologie digitali. Quindi è vero che l’attuazione continua a essere fatta sul campo, ma c’è stata una “contaminazione” positiva che ha portato a un incremento di risultati.

Fatta questa dovuta precisazione, arrivo finalmente a rispondere alla domanda in oggetto.

La risposta breve è : entrambe.

Non puoi abbandonare i vecchi metodi (alcuni dei quali più efficaci di qualsiasi campagna elettorale comunale online) e non puoi trascurare la parte digitale per ovvi motivi.

Nella sostanza, i vecchi metodi si applicano sempre (con o senza l’ausilio della tecnologia); i nuovi possono avere, in alcuni casi, un’efficacia ridotta.

Mi spiego meglio: quanto pensi possa servire Facebook in un comune di 2.000 abitanti? Molto meno che in un comune da 15.000. Molto, molto meno che in un comune da 150.000.

Prova a fare un test: crea un’inserzione su Facebook e seleziona come target gli abitanti che vivono in un comune a caso da 2.000 abitanti. Lo ribadisco, che vivono nel comune. Quanti contatti puoi raggiungere? Ti fanno partire la campagna o il pubblico è troppo ristretto perché l’annuncio venga mostrato?

La verità è che l’efficacia dell’online in politica è direttamente proporzionale al bacino di pubblico al quale ti rivolgi.

Tieni bene a mente questa cosa.

Vuol dire che un Sindaco o un Consigliere Comunale di un comune così piccolo non devono usare i social? Non ho detto questo, ma bisogna essere consapevoli che ci sono dei limiti e che, in certi casi, la propaganda politica tradizionale funziona meglio.

Se c’è l’ambizione di crescere e di andare oltre, e quindi c’è la necessità che il proprio messaggio abbia una diffusione sovracomunale, allora le cose cambiano.

Ecco perché è opportuno prendere delle decisione strategiche all’inizio su come impostare una campagna elettorale comunale e quali canali utilizzare.

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